UN FANTASTICO RACCONTO SU AGEROLA

Nei primi anni ’70, Agerola veniva giustamente denominata “la piccola Svizzera napoletana”. C’erano il cinema,tre discoteche di cui una ,straordinaria , scavata nella roccia ed un'altra a picco sul mare, un circolo del forestiero, molto pregiato a S.Lazzaro, dove si svolgevano finanche tornei di bridge, e uno a Bomerano che organizzava serate danzanti, hotel rinomati, alberghi e pensioni. Ristoranti di eccellenza , pizzerie, trattorie , bar con tavolini all’esterno, aperti fino a tarda notte. La spettacolare colonia montana edificata sulle rovine dell’ottocentesco castello Avitabile , aveva appena chiuso i battenti C’era persino una boutique per giovani: “Lucrezia”, i capi però, arrivavano con un anno di ritardo rispetto alla città. Nel ’75, tuttavia realizzò un grande boom con i jeans UFO (quelli con la bandiera americana sull’etichetta) e le magliette con il volto di Franco Gasparri, idolo dei fotoromanzi. La mattina si andava agevolmente al mare ad Amalfi, la sera una movida tranquilla ma incessante, sia pure limitata ad un semplice “struscio”animava strade e piazze. Nel corso del decennio avevamo visto sfilare persone in pantaloni di gabardine con camicie a collo lungo e l’immancabile pullover sulle spalle, jeans a zampa con i mocassini, oppure stretti in fondo sopra i piccadilly, gonne a fiori e smanicati, zatteroni ,zoccoli olandesi, college, magliette e maglioni da football americano, profumo di brut 33 e patchouli, Capucci e Charlie. Romani e napoletani avevano costruito splendide ville verso Punta San Lazzaro oppure sulla strada del campo sportivo a Bomerano, verso quello straordinario strapiombo sul mare che sarebbe diventato “Parco Corona”.
Eravamo poco più che ragazzini. Le uniche due ruote a disposizione erano quelle di qualche “Graziella” o “Dingo”. Le vacanze non finivano mai. Si ritornava in città solo ad apertura delle scuola, o quando i tempi si fossero definitivamente rotti. Ufficialmente la stagione estiva si chiudeva con i tre giorni di festeggiamenti in onore di S.Maria il 12 settembre. C’erano le luminarie, la banda, le processioni,le bancarelle cariche di dolciumi o torroni dove lasciare in pegno canini e incisivi, ma soprattutto c’era l’esibizione , in chiusura, del cantante o gruppo famoso: Wess, i Dik Dik, Fausto Leali ecc.. Alla fine ,i fuochi d’artificio. Il paese brulicava di gente e, in quell’occasione anche le ragazze del luogo godevano di maggiore libertà, vestivano a festa, e potevano rincasare più tardi. Uscivano a gruppi, seguite a distanza dai ragazzi, alla ricerca di un piccolo spazio, un occasione per incontrarsi segretamente con la copertura di sorelle e amiche. Come conseguenza, il mese di giugno registrava il record delle nascite e nei mesi precedenti si celebravano matrimoni riparatori in quantità. Settembre era il mese più bello di tutti anche se non ci si poteva sottrarre ad alcune incombenze peculiari. Prima di tutte, il confezionamento delle conserve di pomodoro. Tutti erano arruolati per questa irrinunciabile operazione, ciascuno secondo propri mezzi e competenze. C’era l’incaricato al recupero delle bottiglie, preferibilmente le Peroni da 66 cl.con il vetro scuro. Seguivano i lavatori con l’immancabile spazzolone; addetti alla pelatura, passatura e bollitura, imbottigliatori, tappatori ecc. Nello stesso periodo si provvedeva a realizzare le confetture di pere pennate, una specialità di frutto tipicamente agerolese, dalla forma tonda e dal gusto prelibato. Una volta raccolte, venivano generalmente lasciate a maturare nei sottotetti o solai di case rurali o stalle. La vecchia Mariuccia, proprietaria dell’appartamento che avevamo preso in fitto, decana ed esperta di queste antiche tradizioni, ci incaricava di raccogliere quelle pere che, staccatesi spontaneamente dai rami, fossero andate a cadere su qualche terrapieno, muretto, solaio o sporgenza di edifici o stalle (il pennato, appunto), prima che il sole le avesse fatte marcire. Le più gustose e adatte per le confetture e, soprattutto gratuite. Tornavamo con le mani nere e i sacchetti pieni. La ricompensa era costituita da patate sotto brace, cotte con tutta la buccia, tagliate a metà e guarnite con un pezzetto di fior di latte. Non c’era cortile, androne, sottoscala, vascio, purtune o pertosa dove non si svolgessero queste attività. L’aria era pervasa da un pregnante odore acre che andava a sommarsi a quello dei rigagnoli prodotti dalla lavorazione dei latticini che molti locali, praticavano in modo artigianale, negli stessi luoghi. Per alcuni giorni il paese era letteralmente consegnato a mosche, moscerini, tafani, calabroni e vespe (quelle originali, senza motore). Con gli stessi occhi di ragazzini guardavamo transitare e fermarsi gruppi di motociclisti in tenuta da viaggio. Con i caschi professionali, i completi di pelle, gli stivali, e i guantoni ,le fasce elastiche. Arrivavano come orde pacifiche. Erano Sassoni, Marcomanni, Burgundi, Franchi. Non appena entravano in un bar per una sosta, scattavamo come lemuri e, con gli occhi sgranati andavamo a ispezionare da vicino quei bolidi di grossa cilindrata equipaggiati per le lunghe percorrenze , con i borsoni laterali e sopra i serbatoi, tende, sacchi a pelo e vettovaglie. Ci aspettavamo di essere sgridati se, all’uscita ci trovavano attorno alle moto, allora ci stringevamo l’un l’altro, proprio come fanno quei primati, in attesa della punizione. Invece i barbari e pacifici invasori ci sorridevano e ci dispensavano carezze con le loro manone.
Passavano veri discendenti di Odino e Thor con le barbe folte e la carnagione chiara, sui loro maestosi Bmw ma anche texani di Ostia o di Frascati con le classiche bandane e i giubbotti smanicati a cavallo di gigantesche Harley Davison. Conoscevamo tutte le motociclette più incredibili, e nella foga di stupire gli amici, qualcuno giurò di aver visto transitare il mitico Mammuth ,la moto più potente del mondo, unica a montare un motore automobilistico ovvero quello della NSU Prinz 1200 tts a doppio carburatore, oppure il fantastico Hercules DKW con motore Wankel a pistone rotante. Ma erano solo fantasticherie
Seduti sotto il glicine, o sui gradini della Chiesa di S. Matteo, potevamo contenere con lo sguardo tutto ciò di cui avevamo necessità. C’era “Il Capanno” con il juke-box, Il bar Gentile che sfornava splendide graffe ripiene alla crema, la salumeria “Bianca” dove potevamo farci preparare un panino. L’unica bottega che ci metteva un po’ paura e incuriosiva, nello stesso tempo, era la macelleria “Al vitello d’oro”. Era gestita da un omaccione grande e grosso con due baffi spioventi che circolava in una vettura con i sedili ricoperti di pelli di animali. Dotato di una forza colossale, si vociferava che uccidesse i vitelli con una testata e dopo ne bevesse il sangue a litri, che fosse campione nazionale di tiro alla fune e altre dicerie. Dal nostro punto di vista privilegiato, avevamo, di fronte, la strada che portava al mare, alla nostra destra i viottoli che scendevano alla grotta del “biscotto” verso quello che sarebbe diventato, col tempo “Il sentiero degli Dei” e, alle spalle quella che, dopo un lungo cammino, portava alla sorgente. Ogni tanto ci dirigevamo verso queste due ultime destinazioni a passare qualche ora. Portavamo il “gelosino” oppure il mangiadischi per ascoltare la musica. Erano scarpinate interminabili e faticose. Giunti sul posto trascorrevamo il tempo in compagnia di tafani, zanzare, bisce e pipistrelli se andavamo alla grotta; tafani zanzare bisce e sanguisughe alla sorgente. Tornavamo a casa pieni di ponfi ed escoriazioni. Ma l’avventura era l’avventura.
Seduti sulle scale o sul muretto del bar , con le scarpe scalcagnate, i jeans a zampa sfrangiati, i calzini corti e le magliette a righe, imparavamo il mondo col cuore non ancora ammaestrato alle regole della vita. Le ragazze crescevano accanto a noi più velocemente ma non osavamo neanche sfiorarle e le strade che percorrevamo per raggiungere le nostre mete fino ad allora conosciute, conducevano anche in altri luoghi per noi ancora inaccessibili e dunque misteriosi e fantastici. Attendevamo il nostro turno nel mondo consumando quell’inquietudine detta divertimento. Eravamo tutti come nel grembo di una grande madre dove vi fosse ancora spazio per crescere e tempo per giocare.


Mitologia, storia e leggenda sul Sentiero degli Dei

Di viaggi, meraviglie e altre piccolissime cose. Di gite domenicali quindi, gite fuori porta o anche solo passeggiate in bici nel parco vicino casa.

Mi piacerebbe inaugurare questo personale progetto con il racconto di una giornata di trekking in un posto meraviglioso a pochi km da casa mia.

Avevo già sentito parlare del Sentiero degli dei, ma non sapevo esattamente dove si trovasse e come arrivarci. Poi, un giorno come tanti, il social network per eccellenza mi ha suggerito la pagina di “cartotrekking escursioni Amalfi coast”, un’associazione che organizza visite guidate sul sentiero che per troppo tempo avevo sognato di percorrere.

Così, dopo aver mandato una mail per avere tutte le info necessarie, domenica 24 gennaio, ho imboccato l’autostrada a Caserta nord con direzione Bomerano (frazione di Agerola). In questo paesino a 650 metri sul livello del mare, infatti, si può imboccare uno degli ingressi al sentiero.

sentiero degli deiL’intero cammino è lungo circa 8 km e collega Bomerano a Nocelle (frazione più alta e più antica di Positano). Ho notato sin dall’inizio che si trattava di un cammino percorribile senza troppi sforzi e soprattutto, ben contrassegnato.

Pare, che gli Agerolesi lo chiamassero “degli dei” perché, questi ultimi, lo scelsero per arrivare a quel tratto di mare dove vivevano le sirene. E anche perché, nel percorrerlo, sembrava di raggiungere il monte Olimpo. In effetti, lo spettacolo che si è presentato ai nostri occhi solo dopo pochi metri era così incredibilmente magico da far emozionare anche un vecchietto burbero.

Lì dove cielo e il mare si fondono in un abbraccio che ha come colonna sonora l’autorevole silenzio della natura, inizia il sentiero degli dei.

12632881_10204136526653389_1719466864_oSolo dopo poco più di un km, il panorama cambia totalmente e, ai terrazzamenti, ai tratti boscosi e alle gole ombrose, si sostituisce la Costiera Amalfitana.

amalfi coastQuesta appare come una signora imponente che governa sul mare, il quale, piatto come una tavola da surf, sembra inchinarsi alla sua magnificenza. Breathtaking direbbero gli inglesi.

Io, personalmente, mi sono sentita subito in Paradiso, o sull’Olimpo, come vi pare. Ero come sospesa nel tempo e, ad un certo punto, mi è sembrato di vedere in lontananza, vicino le isole de li Galli, un vascello. Attaccato all’albero maestro, Ulisse, che si dimenava con tutta la sua forza e Partenope, incantevole regina dei mari più di Leucosia e Ligea, che intonava melodie incantatrici.

Mi sono dovuta sedere, tanta era l’emozione e un po’, diciamolo pure, per la stanchezza. Ma quella piccola sosta mi ha solo dato modo di vaneggiare ancora di più. Guardando giù, infatti, riuscivo a vedere Praiano, piccolo comune appartenente alla costiera, dove è possibile, grazie alla sua posizione geografica, godere del sole tutta la giornata. Non so voi, ma io ho trovato la cosa estremamente romantica.

PraianoDopo aver fantasticato, dunque, sul sole innamorato follemente di Praiano tanto da baciarlo a tutte le ore del giorno, mi sono rimessa in marcia insieme al mio gruppetto di amici con annessa guida e abbiamo raggiunto un punto in cui il sentiero, un tempo, era attraversato dal fiume.

12633010_10204133352174029_13967290_oEcco, è stato proprio lì che i miei occhi si sono nuovamente illuminati: in quel momento stava accadendo un’altra piccola magia.

Incastonata nel muro, c’era una bottiglia verde di vetro con un tappo di sughero. L’ho fissata per qualche secondo e poi mi sono sentita un po’ re Artù che estrae Excalibur dalla roccia. Ho sperato con tutta me stessa che contenesse un messaggio o qualcosa di simile, mi sarei messa a piangere ed urlare di gioia e poi l’avrei custodita gelosamente e tramandata ai mie figli e…, e niente. Nella bottiglia non c’era nulla, e così ho deciso di riporla esattamente dove l’avevo trovata. Mi piace l’idea che, in questo momento, proprio mentre scrivo, qualcun altro la sta estraendo pensando la stessa cosa, emozionandosi allo stesso modo.

12620739_10204133693102552_259166555_oRipresami, velocemente, dalla delusione provocatami dalla bottiglia vuota, ho intrapreso l’ultimo tratto del sentiero. Qui mi sono imbattuta nella meravigliosa pianta di mirto, sacra agli dei e sopratutto a Venere. Questa, infatti, secondo il mito, vi si nascose nuda per sfuggire alla ferocia dei satiri, i quali, avidi, la inseguivano per i boschi dopo che la splendida dea era uscita dal mare. Mi piace pensare che oggi, Venere, o Afrodite, come preferite, giochi ancora a nascondino, tra le piante di Mirto, con i turisti che arrivano da tutto il mondo.

A essere sincera, non saprei dirvi esattamente quante ore abbiamo camminato in totale, forse un paio o giù di lì. Ero troppo emozionata e presa ad osservare la natura e il modo in cui cambiavano i colori a seconda della luce del sole per sentire la stanchezza. Quando siamo arrivati a Nocelle, là dove il sentiero degli dei finisce ufficialmente, mi sono sentita un po’ persa.

Un cosa, però, posso affermarla con certezza: ne è valsa la pena e lo rifarei senz’altro. E rifarei anche i 1758 scalini che abbiamo sceso per arrivare a Positano.

12633349_10204137099707715_59510948_oArrivati in fondo non ci restava che prendere un bus che ci ha portati dritti ad Amalfi. 

La nostra avventura sul sentiero divino poteva dirsi conclusa e abbiamo voluto coronare il tutto con un bel gelato, che non guasta mai, seduti sui gradini di uno dei Duomi più affascinanti che io abbia mai visto e con una passeggiata finale sulla spiaggia della città, la cui costa, è visitata e ammirata, ogni anno, da milioni di turisti.

Amalfi

“Partendo proprio dal Sentiero degli Dei da quella strada sospesa sul magico golfo delle Sirene, solcato ancora oggi dalla memoria e dal mito.”
Italo Calvino

Consigli utili:

  1. il sentiero può essere intrapreso anche da Praiano, ma vi suggerisco di partire da Agerola, soprattutto se siete alle prime armi con il trekking
  2. l’accesso al sentiero è gratuito e potete percorrerlo tutto l’anno. Consiglio periodi come l’autunno, la primavera o una bella giornata invernale. Insomma, evitate l’estate! Potrebbe diventare poco piacevole.
  3. se non avete mai fatto trekking e non siete mai stati sul sentiero prenotate una guida come ho fatto io. Potete farlo qui: http://www.cartotrekking.com/. Come ho già accennato sopra il sentiero è ben contrassegnato quindi è quasi impossibile perdersi, ma sempre meglio avere un esperto accanto a farti da apripista.
  4. comprate il biglietto del bus appena arrivate a Bomerano, prima di intraprendere il sentiero. Vicino la piazzetta c’è un tabacchi potete acquistarlo lì. Chiedete del biglietto unico che vi permette di effettuare un cambio (ricordo che da Positano si prende il bus per Amalfi e poi da qui si cambia per quello che arriva ad Agerola).
  5. una volta intrapreso il sentiero ricordatevi di salutare tutti quelli che incontrate sul vostro cammino. Vi trovate in un luogo fuori dal tempo in cui, pare che tutti si vogliono bene e si augurano una buona giornata. 
  6. potete scendere a Positano sia percorrendo un altro tratto di sentiero sia prendendo degli scalini. Quest’ultimo percorso è sicuramente più breve, ma più faticoso. Se avete le forze necessarie, fatelo. Vi sentirete le persone più forti del mondo una volta arrivate alla fine.
  7. sul bus del ritorno, quello che da Amalfi vi riporterà ad Agerola, punto di partenza, vi si chiuderanno gli occhi dalla stanchezza. Non fatelo. Opponetevi alla forza di gravità, ponete delle stecchette sotto le palpebre, mettetevi dal lato del finestrino e godetevi il panorama.

Budget totale: 20 euro (compreso di benzina e autostrada divisa in cinque, costo della guida, biglietto del bus e gelato amalfitano).

Spero tanto di avervi convinto a digitare “Bomerano” sul vostro navigatore e a trascorrere una giornata con gli dei.

Non mi resta che dirvi: Enjoy The path!

 

fonte: thebucketlist


Agerola: via libera all’ingresso in Costa d’Amalfi

Agerola approva al Distretto Turistico della Costa d’Amalfi. Con una delibera di giunta, approvata venerdì 20 novembre 2015, il comune dei Monti Lattari si apre ad una nuova frontiera, di grande importanza turistica e culturale.

Soddisfatto il sindaco di Agerola Luca Mascolo: “Eravamo tagliati fuori da una legge che, inopinatamente, precludeva certi territori. Infatti, la precedente legge nazionale sui distretti turistici escludeva i comuni che non affacciavano sul mare. Questi distretti erano stati immaginati solo in funzione del mare, con una miopia forte sul settore turistico, visto il grande valore attrattivo che rivestono i luoghi d’arte ed i grandi bacini paesaggistici che esistono in Campania”.

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Al distretto, inizialmente, potevano accedere solo i comuni costieri, ovvero quelli che avevano sbocco diretto sul mare. In seguito, la conferenza programmatica dei sindaci della Costa d'Amalfi aveva sollevato a suo tempo obiezioni sui questi requisiti preclusivi. Infatti, a Cava de’ Tirreni, su input della stessa conferenza, dopo la costituzione del distretto i comuni di Agerola, Tramonti, Scala e la stessa Cava de’ Tirreni, hanno firmato poi un protocollo di intesa grazie a cui è stata introdotta la possibilità di ingresso nei Distretti Turistici, oltre alle località costiere, anche quelle contigue, connesse e complementari.

Con questa delibera, quindi, trasmessa al presidente Domenico Ferraioli, Agerola entra ufficialmente nel Distretto Turistico Costa d’Amalfi. “In una logica più corretta del ragionamento turistico, fin dall’inizio – prosegue il sindaco Mascolo - avevamo emarginato questa discrepanza e chiesto di entrare nel distretto. Per storia, tradizioni e cultura la Costa d’Amalfi appartiene al nostro bacino di riferimento. I turisti che vengono da noi gravitano anche sulla costiera amalfitana e viceversa. C’è un interscambio continuo tra costa ed entroterra, quindi possiamo dire che si tratta di una scelta legittima. Con questa nostra adesione – conclude – continueremo nel processo di sinergie di rete che da sole ci possono permettere di fare il salto di qualità”.

fonte: ecampania.it


IL TRAIL AD AGEROLA E’ SEMPRE PIU’ INTERNAZIONALE

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Non solo trekking. Certo resta la pratica più attrattiva di Agerola, resta l’esclusiva di questa terra capace di attrarre a sè migliaia di visitatori all’anno. Con un trend in crescita anno dopo anno, stagione dopo stagione. Facendo diventare Agerola praticamente la capitale del trekking nel Sud Italia.

Sono tanti 400.000 passaggi stimati quest’anno sul Sentiero degli Dei, la punta di diamante di un circuito di sentieri che misura più di 60 km in lunghezza. Paesaggi naturali si aprono da queste meraviglie modellate dalla mano degli dei, segnate dall’andar lento di un flusso incessante di scarponi e bastoncini appuntiti colorati.

Un andar lento che avrebbe inevitabilmente accelerato il suo ritmo, avrebbe inevitabilmente subito i processi di un’evoluzione fino a caratterizzarsi come specialità sportiva, dove potenza e forza si fondono nell’equilibrio naturale dell’ambiente ospitante. Potrei sintetizzarla così la disciplina del trail running: la corsa sui sentieri che è letteralmente esplosa in questi anni ad Agerola, registrando eventi a declinazione internazionale sempre più interessanti.

Come l’Amalfi Positano Ultra Trail su un percorso ad anello di 50 km che fonde i Monti Lattari con la Costiera Amalfitana o il Trail degli Dei una gara speciale di 16 km lungo tutto il Sentiero degli Dei. Oppure come l’Amalfi Coast Trail, manifestazione ormai consolidata che vanta un’esperienza di cinque edizioni ormai.

Frutto di una geniale intuizione di Stefano Marta e di Mandala Trail, ed essendo stato io coinvolto in questo progetto dal mio amico Nicola Avitabile dell’hotel Risorgimento, l’Amalfi Coast Trail ha sempre rappresentato ai miei occhi una bellissima esperienza, un progetto, una prospettiva che in questi cinque anni si è rafforzata di una struttura organizzativa valida e competente e di una capacità attrattiva tale da registrare, per l’edizione 2015, un record di iscritti e un record di nazioni partecipanti.

44 atleti provenienti da 8 nazioni differenti: Francia, Svizzera, Belgio, Romania, Canada, Germania, Olanda ed Italia, ai quali si affiancherà un gruppo di 16 escursionisti che effettuerà trekking sui tratti più spettacolari del percorso a tappe, all’interno del quale Agerola resta il territorio più battuto, essendo interessata da quattro delle cinque gare in programma dal 19 al24 ottobre 2015 (clicca qui per scoprire il calendario delle gare)

Sarà una settimana all’insegna dello sport praticato sotto la maestosità dei Tre Pizzi e con lo sguardo riflesso nell’azzurro del mare di Positano che conduce fino all’isola di Capri.

Noi siamo pronti a confrontarci con quest’altra sfida. Sempre più internazionale.

Fonte: https://tommasonaclerio.wordpress.com/

 


Viaggiare in Ape Calessino: meraviglie e imprevisti

Sono le 7:25 del mattino ed è già trascorsa un'ora da quando ci siamo svegliati. Non ce n'era motivo di alzarsi a quest'ora così mattiniera, visto che la sveglia era puntata alle otto. C'è solo una spiegazione logica, anzi chimica, e si chiama adrenalina. Il pensiero che tra poco torneremo a bordo del nostro Ape Calessino per una nuova giornata di avventura è davvero elettrizzante, incontenibile.

Ieri a quest'ora Alberto di The Gira è passato a prenderci all'albergo dove abbiamo dormito a Napoli e ci ha accompagnato a Gragnano, un piccolo paese nei pressi della costiera amalfitana, dove abbiamo ritirato il nostro Ape.

Ape-calessino
Incuranti del numeri di chilometri che ci separano da Milano, abbiamo deciso di puntare verso sud e visitare Amalfi e Positano.

ape

Prima di arrivare sulla costa siamo passati dal piccolo paese di Agerola nel quale abbiamo salutato Elisabetta dell'agenzia di viaggi Puerto Svago, una nostra lettrice che ci aveva contattato per conoscerci e offrirci un caffè. Sorrisi e naturalmente selfie! Quando poi si è aperta la vegetazione e abbiamo visto il blu del mare è stato un vero tuffo al cuore. Sapevo che la Costiera amalfitana fosse uno dei più begli angoli d'Italia, ma esserci è tutt'altra cosa.

Viaggiare in Ape Calessino: meraviglie e imprevisti

Un viaggio on the road a bordo di un mezzo del genere si sa è costellato di meraviglie e imprevisti a quali far fronte. L'indicatore del livello della benzina segnava riserva così ci siamo messi alla ricerca di un distributore, che sembrava essere sempre a qualche chilometro. Fatto sta che chilometro dopo chilometro, ad un semaforo, l'Ape non ne ha voluto sapere più e ci siamo ritrovati a secco. Un'unica soluzione: chiedere a dei passanti in auto di accompagnarci a prendere un po' di benzina. Io sono stato a guardia del nostro mezzo ed Elisa è partita in missione, a bordo di un'auto condotta da due anziani. Dopo un'ora è ritornata (grazie all'infinita gentilezza dello staff dell'albergo Due Torri di Maiori e del suo tuttofare) a bordo di uno scooter sventolando il sacchetto in cui erano contenuti le due piccole taniche. Primo imprevisto archiviato.

positano

Il ritardo accumulato ci ha obbligato a vedere rapidamente Amalfi e Positano, la seconda forse ancor più bella della prima, affollatissime di turisti. La tappa successiva era a Pompei, per salutare i ragazzi dell'agenzia delle Assicurazioni Generali, partner di questo viaggio. Imprevisto: la strada che collegava Positano a Sorrento risultava chiusa (il motivo dovrebbe essere un'incendio dei giorni precedenti). Abbiamo chiesto indicazioni ad un locale e la risposta è stata: "Ufficialmente è chiusa, ma si passa". L'alternativa era percorrere un'infinità di chilometri attraverso il promontorio che sovrasta la costiera. Detto fatto, si passa. La strada non aveva nulla che sembrasse lontanamente pericoloso così siamo giunti a Pompei verso le quattro del pomeriggio. L'accoglienza è stata calorosissima, una sorta di ovazione, con una serie infinita di selfie scattati attorno al nostro bolide. Dopo mezz'ora era già ora di ripartire perché il sole stava calando e i chilometri da macinare ancora un centinaio.

Dopo qualche telefonata abbiamo trovato posto nell'agriturismo dal quale vi scrivo e quindi abbiamo impostato l'indirizzo sul tomtom. Una delle caratteristiche principali di questo viaggio è che con l'Ape Calessino si possano percorrere solo strade secondarie, escludendo le autostrade. Bene, selezionata la voce "Evita strade a pedaggio" siamo ripartiti. La strada più breve ci ha visto attraversare le peggio zone dell'hinterland napoletano. Imprevisto: il mezzo su cui viaggiamo è di una cilindrata bassa, un 200, con il quale non solo non è possibile percorrere le autostrade ma anche alcune superstrade (per intenderci tutte quelle strade in arancione su google maps). Qui devo censurare quello che è accaduto, ma vi dico solo che a momenti Elisa seduta sul sedile posteriore sveniva quando ha saputo quale strada stessimo percorrendo in quel momento.

Verso le otto di sera, nell'oscurità più totale, arrampicati sù per la montagna siamo finalmente giunti alla meta. L'ospitalità e la comprensione è stata tale che i gestori ci hanno preparato una gran cenetta in due minuti, anche se teoricamente la mezza pensione si poteva fare solo su prenotazione. Salame, formaggio, olive, peperoni grigliati, rucola appena colta, fichi e una bottiglia di ottimo merlot non potevano essere la miglior conclusione per la nostra prima giornata.

Ora vi devo salutare, c'è la colazione che mi attende e le valigie da caricare, si riparte!

Fonte: www.miprendoemiportovia.it