Personaggi
GENERALE PAOLO AVITABILE
Nacque il 25 ottobre 1791 nella casa attigua alla chiesa di S. Martino a Campora, frazione di Agerola.
La sua vocazione alle armi emerse presto; nel 1810, una visita nella zona amalfitana da parte di Giuseppe Bonaparte fratello del grande Napoleone lo indusse ad arruolarsi nell’esercito francese di stanza a Napoli. Nel 1815 fu promosso tenente di artiglieria; passò poi all’esercito borbonico, ma se ne staccò nel 1817. Nello stesso anno sbarcò in Africa dove trafficò nei ghetti di Algeri e Tunisi, ma lo scoppio della peste e della rivoluzione lo risospinsero in mare.
Nel 1918 approdò in Turchia e presentò le sue credenziali alla corte dello Sha Fath Alì di Persia. Qui addestrò le truppe kurde e dimostrò grande talento militare e politico. Fu implacabile contro i traditori, galante verso le donne, forbito nella parlata, stimato per la sua tenacia, il suo coraggio e la sua imprevedibile estrosità. Lo scià lo insignì del titolo di Kan di Persia, della decorazione del Leone e del Sole e lo promosse colonnello. Fu segnalato come “il fiore della nobiltà italiana” e salutato con reverenza come ” l’eletto della cristianità. ”
Quando lasciò la Persia fu accolto a Napoli da Re Francesco I e ricevuto in Spagna dalla cattolicissima Regina Isabella, di cui aveva saputo conquistare il cuore, donandole uno scialle persiano di prodigiosa fattura e di favolosa lunghezza, pur contenuto per la sua levità in un minuscolo cofano d’ oro.
Nel 1826 attraversò di nuovo la Persia, passò nell’ Afganistan e da Kabul si mise agli ordini del grande Maharajah di Lahore, Runjeet Sing, costui detto il re dei cinque fiumi, godeva di un potere enorme nell’ Alta India. Quest’ autorità accertato il lealismo del generale agerolese lo nominò governatore della provincia di Warizabad e poi di Pashawur: regioni impervie e difficilissime dove riuscì a domare la rivolta degli Sikhas.
Il grande Avitabile godette di un harem favoloso. Ai suoi banchetti parteciparono principi della regione, funzionari e ufficiali inglesi, Mackenson, Wode, George Russel Clerk furono suoi ospiti abituali.
Con la morte di Runjeet Sing cominciò lo sfacello del Regno dei Cinque Fiumi e Avitabile comprese che era giunta l’ ora di lasciare l’ Oriente dove la sua vita era ormai in pericolo. Giunto nuovamente in Europa, fu ricevuto dai principali capi di Stato, a Parigi da Luigi Filippo, a Londra da Lord Palmestron. Quando, decise di ritirarsi ad Agerola, verso la punta di San Lazzaro, che domina i due golfi, di Salerno e di Napoli, fu scelta la zona per l’ edificio fortezza, in cui egli contava di chiudere tranquillamente la sua vita fascinosa. Nel centro di un promontorio cominciò presto a sorgere il castello dall’ architettura solida e cupa, cinto da un fossato sovraccarico di torri, di merli e di garitte.
Il grande generale morì il 28 marzo 1850; l’ uomo davanti a cui avevano tremato orde ed eserciti, popoli e re cadde per mano di una giovinetta poco più che sedicenne. Indebolito dall’ età cedette alle pressioni dei parenti, cupidi di mettere la mani sul colossale patrimonio, e accettò di sposare la figlia del fratello, sua nipote Mariangela la quale era segretamente fidanzata con un giovane notaio del paese. La relazione continuò anche dopo il matrimonio. Una sera la giovane fanciulla si liberò per sempre del vecchio marito grazie alla complicità del domestico il quale gli servì un succulento piatto di capretto avvelenato.
IL PATRONO SANT’ANTONIO ABATE
Nacque 250 – 251 anni dopo la nascita di Gesù sulla riva occidentale del Nilo, in Egitto. I suoi genitori, di religione cristiana e condizione economica molto agiata ne fecero un ragazzo semplice, educato e laborioso. Frequentando le assemblee cristiane, fu attratto un giorno dalle parole del Vangelo “se vuoi essere perfetto, và, vedi quanto hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi”. Convinto che il passo evangelico fosse stato letto per lui, decise di mettersi al servizio del Signore, vendette i beni ereditati e ne distribuì il ricavato ai poveri. Nell’ anno 305 fondò un primo monastero, ai confratelli che s’ ispiravano al suo modo di vita raccomandava di curare l’ anima, di pensare alla morte, di essere forti di fronte alle tentazioni, di pregare e di fare del bene con spirito di carità. Storpi, ammalati, ciechi ed altri invalidi lo cercavano. Antonio, un uomo di Dio, era per tutti l’ unico a poter alleviare le pene, ad operare guarigioni, a dare le speranze. La sua fama si diffuse in tutto l’ Oriente. La sua vita terrena, fatta di contemplazione e preghiera, di umiltà e mortificazione, di povertà e fortezza terminò il 17 gennaio del 356 d.C, all’ età di 105 anni. In occidente il culto di Sant’ Antonio si diffuse nel Medioevo. Nel 945 scoppiò in Francia una malattia detta comunemente “fuoco” la quale produceva dei dolori insopportabili, cancrene e talvolta persino la morte. Il ricorso all’ aiuto del Santo fece sì che molti ottenessero miracolosamente la guarigione. Da allora quel male venne chiamato fuoco di S. Antonio. Poichè il fuoco la lebbra e le scottature venivano trattati e curati con il lardo di maiale, accanto all’ immagine del Santo fu effigiato un maialino. Su questo animale esiste, però, anche un’ altra versione secondo la quale esso rappresenta l’ impurità combattuta e vinta da Antonio. La devozione al Santo cominciò ad estendersi a macchia d’ olio, ed è molto verosimile che fu sotto gli angioini ad arrivare ad Agerola, dove intorno al 1300 venne scelto come Patrono e protettore della vita rurale, dei lavori agresti e degli animali domestici. A lui gli agerolesi si rivolsero durante le attività vulcaniche del Vesuvio e del Monte Somma, ed ancora durante le pestilenze del 1305, 1458, 1528, 1656, 1764, 1837. Sempre intorno al 1300 Lisolo Lantaro un ricco mercante agerolese dimorante a Napoli fece costruire una Cappella in suo onore all’interno della chiesa partenopea di Sant’Agostino alla Zecca (poi demolita verso la fine dell’ 800).
Attualmente ad Agerola, la Parrocchia di Pianillo custodisce la statua del venerato Santo e cura, a nome dell’intera cittadinanza, la Festa Patronale che si svolge 17 gennaio e la prima domenica di agosto di ogni anno. Fede, folclore e gastronomia si fondono in una manifestazione che rappresenta senz’ altro la più suggestiva e prestigiosa di tutte quelle che si svolgono ad Agerola. In ogni famiglia viene mandato il tortano benedetto come segno di buon augurio. Tutte le Parrocchie, con turno rotativo, offrono annualmente l’olio per la lampada votiva del Santo.












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