D.E.S. Agerola
PROGETTO:
Promozione agro-enogastronomico-turistico- solidale nel Comune di Agerola teso a rafforzare la governance locale e lo sviluppo rurale – Viaggio nella Terra degli De
Premessa
Sebbene vi sia un crescente consenso di desiderabilità di uno “sviluppo sostenibile”, una notevole incertezza permane sul significato da attribuire alla nozione di sostenibilità. Il punto focale dell’idea di sviluppo sostenibile sta nel mettere in luce l’esigenza di un cambiamento potenziale della visione del rapporto tra attività formative, sociali, economiche e mondo naturale, che mira alla sostituzione del modello economico dell’espansione quantitativa (crescita) con quello del miglioramento qualitativo (sviluppo) come chiave del progresso futuro (Daly 2001). E ciò per consentire uno sviluppo diffuso e soprattutto capace di durare nel tempo: così va inteso, nella sostanza, il riferimento ai bisogni delle generazioni future contenuto nella definizione del Rapporto Brundtland. Sostenibilità dello sviluppo significa quindi un processo di creazione di valore espressivo di una visione di lungo periodo. Una definizione operativa di sviluppo sostenibile implica la massimizzazione dei benefici netti dello sviluppo economico sotto il vincolo del mantenimento dei servizi e delle qualità delle risorse naturali nel tempo; in altre parole, lo sviluppo economico deve includere non solo incrementi pro-capite, ma anche altri elementi che rientrano nella più complessa definizione di benessere sociale (Pearce, Turner,1991). Per mettere a punto strategie di sviluppo sostenibili in grado di perdurare nel lungo periodo è necessario creare un network non virtuale, ma operativo e propositivo che vede il coinvolgimento dei giovani, della cittadinanza attiva, dei produttori agricoli e degli Enti presenti sul territorio. Il Comune di Agerola, offre notevoli potenzialità (Inserimento nel Parco dei Monti Lattari, produzioni locali di assoluta eccellenza, Istituto Alberghiero, Associazioni culturali di promozione del territorio (Sentiero degli Dei ), servizi di ricezione turistica etc), ma attualmente esse non hanno ancora attivato strategie comuni. Agerola è un crocevia di sentieri antichi e moderni, itinerari veri o immaginari del gusto, dell’arte e della natura, ha nella ricchezza e nella varietà dei suoi paesaggi un patrimonio senza eguali, ma può disporre di un capitale ancora più raro: un territorio caratterizzato da una minima trasformazione antropica. La Pro Loco di Agerola, a seguito di una intensa attività di monitoraggio della realtà agerolese si è resa conto che esiste una carenza di informazioni e di controllo sul territorio fortemente lesiva nei confronti del patrimonio ambientale e storico-culturale ed inoltre non consente al visitatore, ma anche al residente, di riuscire a riconoscere quei dettagli che permetterebbero invece di sviluppare un legame emotivo più forte con il territorio. Questa scarsa conoscenza non consente uno sviluppo sociale ed economico adeguato. La Pro Loco di Agerola ha in programma di intraprendere una iniziativa concreta per favorire il superamento di queste difficoltà, partendo dai giovani cittadini e futuri professionisti dell’IPSSAR “Viviani” di Agerola. La Scuola, quindi, punto di start up del progetto, come luogo nodale di informazione e formazione, protagonista attiva in grado di espletare la più ampia funzione di centro di promozione culturale, sociale e civile del territorio e di formazione di cittadinanza attiva. La presente proposta desidera tracciare un percorso operativo comune per la creazione di una rete di promozione del territorio seguendo la logica del “fare subito” .
Territorio e Inquadramento geografico
Agerola, Comune della Campania in provincia di Napoli, dista circa 24 km dall’Autostrada A3 Napoli – Salerno, con uscita al casello di Castellammare di Stabia: si prosegue, poi, sulla Strada Statale n.366 per Agerola, fino al bivio di Gragnano. La stazione delle Ferrovie dello Stato più agevole è quella di Napoli, a circa 45 Km dal centro. Il collegamento tra Comune e capoluogo di regione è assicurato dal servizio della Circumvesuviana, rete ferroviaria locale di cui Castellammare di Stabia ha una stazione sulla linea Napoli – Sorrento: sono previsti collegamenti giornalieri per Napoli, per Pompei scavi e per Ercolano scavi, con 38 corse giornaliere sia nell’orario estivo che nell’orario invernale. Il Comune è raggiungibile anche mediante autolinee pubbliche sulla linea Amalfi – Agerola – Castellammare di Stabia con collegamenti per Amalfi (15 corse giornaliere), per Napoli (4 corse giornaliere) e per Castellammare di Stabia (18 corse giornaliere). Posizionata strategicamente per il raggiungimento di luoghi unici e che tutto il mondo ci invidia come Amalfi a 15 Km, 23km da Positano gli stessi Km per visitare Ravello oltre ad un ottima comunicazione viaria con tutti i paesini della costiera Amalfitana, come Furore, Conca dei Marini, Paiano, Minori, Maiori, Cetara, Cava dei Tirreni e Vietri sul Mare. Dista pochi Km dall’area Vesuviana dove ricordare città come Pompei, Ercolano, Oplonti e il Vesuvio.
Un’“altra” economia: l’economia solidale
L’economia solidale è definibile sostanzialmente in una duplice modalità. La prima assume il concetto di ‘alterità’ o ‘diversità’ come negazione di quella che è l’economia oggi. In termini più espliciti, quindi, l’“altra” economia si connota come tutto ciò che l’economia attuale non è. Una definizione questa che vede l’economia “altra” alternativa a quella attuale e che quindi non può coesistere con essa perché basata su fondamenti ideologici completamente opposti. In tale prospettiva l’economia attuale si fonderebbe sull’individualismo, sull’utilitarismo, sull’universalismo delle leggi economiche. L’economia antagonista, al contrario, farebbe riferimento a soggetti sociali, gruppi, reti di gruppi, quindi connotandosi in modo tutt’altro che individualistico, recuperando così in maniera forte il principio di reciprocità e radicandosi sul territorio: dare per il gusto di dare e non per realizzare scambio di equivalenti, superando la finalità di fondo che si può definire con ‘do ut des’. (io do affinché tu dia). Una seconda modalità di definire l’economia “altra”, meno radicale nel sottolinearne la differenza da quella dominante, la inquadra in una prospettiva di complementarità, essendo difficile immaginare un’economia “altra” senza qualche forma di scambio, cioè senza mercato. E’ una visione di intermediazione nella quale trovano spazio sia le relazioni di scambio di equivalenti che le relazioni di reciprocità. Tale modello anzi ritiene che “…le relazioni di reciprocità […] siano in grado di contaminare i tradizionali rapporti di mercato, innescando una logica imitativa che porterebbe ad una maggiore diffusione dei comportamenti reciprocanti propri dell’economia solidale”. Per dirla con le parole degli attori dell’economia solidale essa “…comprende tutte le attività di produzione, distribuzione e consumo che contribuiscono alla democratizzazione dell’economia, basandosi sul coinvolgimento dei cittadini a livello locale e globale” e consistente “…in una dinamica di reciprocità e solidarietà che mette in relazione interessi individuali ed interesse collettivo” per cui “…non può considerarsi un settore dell’economia, ma un approccio trasversale che include iniziative in tutti i settori” come il consumo critico dei gruppi di acquisto solidali, la finanza etica, il commercio equo e solidale, il turismo responsabile, le organizzazioni non profit, etc. “L’economia solidale è un significativo strumento di potenziamento e trasformazione sociale, prodotto dalle iniziative di cittadini responsabili che desiderano mantenere il controllo di come producono, consumano, risparmiano, investono e scambiano. […] Essa fa sì che l’economia rispetti criteri etici”. Alla luce di queste considerazioni sembra utile esaminare le ragioni che hanno condotto alla nascita e allo sviluppo dell’economia solidale. L’ambiente dell’economia è caratterizzato dalla compresenza di “tre poli”, distinti, ma in reciproca relazione tra loro. Il primo è l’“economia di mercato” caratterizzata dalle relazioni basate sul principio di scambio di equivalenti, alla quale generalmente corrisponde il settore privato dell’economia. Il secondo è l’“economia non di mercato” o settore pubblico che “corrisponde alla economia in cui la distribuzione dei beni e servizi è affidata alla redistribuzione organizzata sotto la tutela dello Stato sociale”. Il terzo è l’“economia non monetaria” o sociale che “corrisponde all’economia in cui la distribuzione dei beni e dei servizi è affidata alla reciprocità”. Per rappresentare graficamente i “tre poli economici” ci si può avvalere della figura geometrica del triangolo ai cui vertici collocare i tre diversi poli economici, notando che ognuno di essi è adiacente ai restanti due come a significare che essi instaurano in ogni momento una relazione reciproca. Il triangolo potrà essere raffigurato equilatero, isoscele o scaleno in base al livello di interrelazione che si instaura tra i tre poli: nel primo si relazioneranno in maniera eguale, nel secondo solamente un polo si troverà ad avere un’eguale relazione con i restanti, nel terzo le interrelazioni tra i poli saranno tutte di entità differente. L’area di tale triangolo rappresenta l’insieme universo dell’intera economia il quale contiene come due sottoinsiemi quello dell’“economia non monetaria” e quello dell’“economia monetaria” (composta dall’“economia di mercato” e dall’“economia non di mercato”) complementari tra loro. Col passare del tempo il rapporto tra i suddetti tre poli si è modificato. Nelle società primitive nonostante esistessero forme di mercato, la maggior parte delle relazioni era di tipo non monetario tanto che era la sfera sociale che dava forma e dominava quella economica. Il settore pubblico aveva un ruolo limitato occupandosi di semplici funzioni amministrative e militari. Successivamente, invece, in seguito ai processi di industrializzazione il settore privato si è espanso. Lo stesso vale per il settore pubblico che si trovava a dover fornire determinati beni pubblici e servizi sociali; cosicché oggi le relazioni di mercato condizionano e danno forma alle relazioni sociali. Da questa problematicità di rapporti tra i tre poli, dalla sinergia delle tre istanze, ma anche dalla conflittualità che esse antagonisticamente generano, si è formato l’humus fertile alla nascita dell’economia solidale. Nei sistemi economici reali i tre poli economici prima citati coesistono e quindi nessuno di essi è presente allo stato puro. Ed è un bene per l’economia solidale perché essa trae forza da tutti loro. Dal settore privato trae risorse in cambio poiché le organizzazioni non profit vendono in parte i propri servizi sul mercato potendo, così facendo, assicurarsi l’auto sostentamento. Col settore pubblico intrattiene rapporti sia perché riceve da esso incentivi e sovvenzioni, sia perché esso definisce la cornice istituzionale nella quale l’economia solidale opera. Con la sfera sociale stringe sicuramente i rapporti più importanti: “…da questa non solo trae le risorse, in termini di impegno volontario, ma con essa condivide la cultura di quelle relazioni di reciprocità che ne costituiscono il tratto dominante. In questa sfera gli individui si sentono persone, scambiandosi beni si scambiano significati. Qui prendono la parola, discutono, partecipano, decidono”. In base all’intensità più o meno forte dei rapporti con i poli con cui si relaziona, l’economia solidale assumerà una determinata configurazione. Come già notato, l’economia solidale nasce proprio grazie all’esistenza di questi tre poli e per la sua sussistenza sarà, quindi, importante considerare in maniera pressoché equivalente l’apporto delle tre istanze, evitando squilibri di un rapporto eccessivamente stretto solamente con un unico polo. Cosicché va scongiurata una relazione troppo stretta col “mercato e con le logiche mercificanti che gli sono proprie” per assicurare che tale situazione non implichi un “…completo svilimento dei principi ispiratori dell’economia solidale”. Anche la fuga verso il polo dell’economia non monetaria, molto radicata nella tradizione passata, incentrata sull’autoproduzione e sull’assenza di scambi monetari potrebbe risultate eccessiva ed, in ultima analisi, non conveniente. Un legame, infine, troppo stretto con il settore pubblico non porterebbe a risultati positivi a causa dell’eccessiva burocratizzazione di tale settore e delle logiche impersonali che vi predominano. Se è vero che l’economia solidale non vuole eliminare nessuno dei poli suddetti è anche E’, infatti, giunto il momento “…di restituire all’economia il suo significato originario, cioè produrre i beni e i servizi necessari per assicurare la vita a tutti gli individui e alla collettività nel suo insieme, garantendo a tutti quelli che devono essere considerati beni pubblici fondamentali: alimentazione, acqua, salute, energia, istruzione, sicurezza, pace. Da garanzia degli interessi privati di pochi l’economia deve trasformarsi in strumento pubblico di tutela della qualità della vita per tutti”49. Si ritiene che se si riuscisse a raggiungere tale obiettivo integrando la solidarietà nella teoria e nella pratica economica potrebbero avvenire cose sorprendenti e potrebbe nascere una nuova razionalità economica, efficiente ed in grado di contribuire al superamento dei gravi problemi che affliggono l’uomo e la società contemporanea. Una parola chiave è ’sobrietà’ intesa come metodologia che ribalta la logica di mercato, proponendo una produzione di tipo funzionale: produrre ciò che effettivamente serve. Per realizzare ciò occorre passare dai bisogni alla produzione per riuscire a contrastare l’attuale inverso ciclo che al contrario parte dalla produzione per arrivare ai bisogni, spesso falsi e indotti da terzi. Se si vogliono, dunque, elencare le caratteristiche che contraddistinguono l’economia solidale si trovano i seguenti principi caratterizzanti : giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia dei beni essenziali) attraverso relazioni basate sui principi di cooperazione e reciprocità;
· rispetto dell’ambiente (sostenibilità ecologica);
· partecipazione democratica (evitando così che sia il capitale a prendere decisioni per tutti);
· disponibilità ad entrare in rapporto con il territorio (si tende ad evitare le catene lunghe ed impersonali del mercato globale per stringere un miglior rapporto con la dimensione locale);
· utilizzo degli utili per scopi di utilità sociale o per rafforzare la rete
· sviluppo del turismo sostenibile e disponibilità ad entrare in relazione con le altre realtà dell’economia solidale condividendo un percorso comune.
Questo ultimo punto non è da trascurare. Infatti con la “Carta per la rete italiana di economia solidale” creata nel maggio 2003 è stata lanciata la proposta di costituire dei distretti per poter creare un circuito economico tra le realtà locali dell’economia solidale (“le imprese dell’economia solidale e le loro associazioni, i consumatori e le loro associazioni, i risparmiatori-finanziatori delle imprese e delle iniziative dell’economia solidale e le loro associazioni o imprese, i lavoratori dell’economia solidale, le istituzioni che intendono favorire sul proprio territorio la nascita e lo sviluppo di esperienze di economia solidale”, in modo da poter rafforzare queste stesse realtà e fornire risposte ai consumatori critici che chiedono prodotti e servizi rispettosi delle persone e dell’ambiente. I vari attori che vi partecipano riescono a rinforzarsi in quanto le risorse immesse nel circuito rimangono al suo interno. Difatti gli utili realizzati vengono impiegati per rafforzare le realtà esistenti e per creare in modo solidale i prodotti e i servizi di cui i consumatori hanno bisogno. Il progetto prevede che:
· le imprese dei DES (Distretti di Economia Solidale) acquistino beni e servizi per la produzione, prioritariamente dalle altre aziende dell’economia solidale e vendano i loro beni e servizi prioritariamente alle strutture distributive o di consumo dell’economia solidale;
· i consumatori acquistino prioritariamente beni e servizi che provengono dalle imprese dell’economia solidale e partecipino alla realizzazione dei progetti;
· i risparmiatori-finanziatori e le loro strutture esecutive finanzino imprese e progetti dell’economia solidale;
· gli Enti Locali (in particolare i comuni) interessati al progetto, favoriscano sul loro territorio la formazione dei DES, agevolando il coinvolgimento dei soggetti economici e delle loro Associazioni;
· le associazioni in sintonia con i principi dell’economia solidale ne diffondano la cultura;
· insieme, tutti questi soggetti pratichino e facciano cultura e informazione sui temi e sulle esperienze dell’economia solidale.
I vantaggi che sono ravvisabili da questo tipo di esperienza colpiscono tutte le varie categorie. Per i produttori è un’opportunità per proteggersi dalla concorrenza spietata delle imprese tradizionali grazie alla disponibilità dei consumatori ad acquistare prioritariamente all’interno del distretto. Per i consumatori il vantaggio consiste nel riuscire a trovare nel distretto prodotti sani, di poter vivere in un ambiente meno degradato e socialmente più partecipativo oltre al beneficio che si trae dal sentirsi parte di un sistema economico più socialmente equo. Per i lavoratori è sicuramente più soddisfacente prendere parte, lavorare e quindi produrre ricchezza in un contesto più conviviale. In Italia si sta avviando questo tipo di esperienza a Torino, Milano, Como, Roma, in Brianza, nelle Marche. Tali distretti sono in una visione più generale i nodi di un più ampio progetto che prevede di mettere in relazione queste esperienze costruendo una vera e propria rete, detta RES (Rete di Economia Solidale), in modo tale che lo scambio non si fermi all’interno dei distretti ma si diffonda tra i vari distretti così da riuscire ad aumentare i benefici. In tale disegno il territorio dove ogni distretto ha vita non rimane un sistema chiuso, ma un sottosistema aperto di un più vasto sistema economico e sociale sostenibile.
Sarà proprio grazie a questi cambiamenti nel modo di produrre, di commerciare, di consumare, che sarà possibile far emergere un’“altra” economia che ribalti il rapporto oggi presente tra economia e società facendo sì che la prima sia al servizio della seconda e non viceversa. “Si tratta di esempi di «globalizzazione dal basso» che attraverso la sperimentazione locale di nuove forme di produzione, di scambio, di consumo e la loro messa in rete, rappresentano una possibile strategia per costruire una nuova economia a livello globale”. I Gruppi di acquisto solidali (GAS) come «soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale». Un gruppo d’acquisto e’ formato da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro. I gruppi cercano prodotti provenienti da piccoli produttori locali per avere la possibilità di conoscerli direttamente e per ridurre l’inquinamento e lo spreco di energia derivanti dal trasporto. Inoltre si cercano prodotti biologici o ecologici che siano stati realizzati rispettando le condizioni di lavoro. I gruppi di acquisto solidali, come già accennato, sono composti da famiglie che si organizzano, solitamente in maniera informale, e decidono di riunirsi per acquistare prodotti direttamente dal produttore medio-piccolo riuscendo così a beneficiare di un taglio importante sul prezzo finale dovuto appunto all’accorciamento della filiera di vendita. In realtà la loro filosofia va oltre al risparmio. I fattori rilevanti riguardano aspetti etici e sociali che i componenti-consumatori con il loro agire “critico” vogliono preservare. Ed è proprio questa la differenza che li fa connotare con l’aggettivo “solidali”. I gruppi di acquisto (non solidali) esistono da sempre per ottenere vantaggi da parte del consumatore che spesso, se preso singolarmente, si trova in una situazione di disparità nei confronti delle aziende produttrici di beni e di servizi le quali hanno mezzi economici e capacità di elaborare informazioni più congrui. Le organizzazioni cercano di riscattare questa condizione di svantaggio. I gruppi di acquisto solidali, invece, utilizzano la “…solidarietà come criterio-guida nelle scelte quotidiane di consumo” “…cercando di realizzare una concezione più umana dell’economia, cioè più vicina alle esigenze reali dell’uomo e dell’ambiente, formulando un’etica del consumare in modo critico che unisce le persone invece di dividerle, che mette in comune tempo e risorse invece di tenerli separati, che porta alla condivisione invece di rinchiudere ciascuno in un proprio mondo (di consumi)”. Solidarietà che si dispiega in molteplici forme: nei confronti di chi produce o trasforma i prodotti che verranno acquistati; nel “…riconoscersi parte di una comunità che travalica confini e culture, e rivendica come precisa responsabilità di ciascuno la disponibilità a farsi carico delle disuguaglianze che la affliggono…”; nel legame fra i partecipanti all’interno del gruppo. Le motivazioni e linee guida di un gruppo di acquisto solidale possono essere molteplici, ma non per forza analoghe per tutti i gruppi. E’ possibile distinguerle in quattro filoni dei quali si tratteggeranno gli aspetti fondamentali. Attraverso il gruppo i consumatori critici possono sviluppare una comune mentalità più efficace per non essere succubi dei bisogni indotti dalle politiche di marketing analizzando la storia reale di ogni prodotto. Si cercherà così di costruire dal basso relazioni economiche più eque e sostenibili tali da rendere meno gravoso il senso di frustrazione che oggigiorno colpisce le persone che di fronte alla magnitudine del sistema economico fatto di grandi imprese e multinazionali si sentono impotenti. I consumatori critici prediligono prodotti etici, biologici ed ecocompatibili per diverse motivazioni. In primo luogo perchè rispettano l’uomo. Infatti vengono acquistati i prodotti realizzati da imprese che si comportano secondo principi etici e responsabili socialmente o ad esempio presso le cooperative sociali. In secondo luogo perché rispettano l’ambiente. Infatti i prodotti biologici hanno un effetto diretto sulla diminuzione dei pesticidi, diserbanti e concimi chimici e sono più rispettosi della natura oltre che più salutari per l’uomo. Si tratta quindi di un contributo alla sostenibilità. Inoltre vengono quasi sempre scelti prodotti locali per ridurre l’inquinamento dovuto al traffico sempre più intenso nell’era della globalizzazione caratterizzata dalla dislocazione di impianti produttivi nei paesi in cui sono più economiche la manodopera e le materie prime. Tali prodotti sono più freschi e richiedono meno conservanti. Inoltre favoriscono la riscoperta della cultura e delle tradizioni locali. L’uso di imballaggi è inferiore poiché le quantità acquistate sono generalmente elevate. In terzo luogo perché portano ad un crescendo di solidarietà nei confronti dei piccoli produttori locali che altrimenti risulterebbero soffocati dalle multinazionali, dai grandi produttori e dalla Distribuzione Moderna. In quarto luogo perché favoriscono un riavvicinamento ai ritmi della natura. Infatti vengono consumati solamente frutta e verdura di stagione evitando così di doverli conservare e migliorando la salute del consumatore. Il gruppo di acquisto è uno stimolo allo scambio culturale, di informazioni, di organizzazione di eventi, di comunicazione sociale, di diffusone di pratiche di consumo critiche e ragionate. Tra i partecipanti è vivo il desiderio della condivisione che si concretizza di solito nella instaurazione di rapporti di amicizia che si spingono fino alla organizzazione di gite presso i produttori. Nasce così un rapporto diretto che favorisce una conoscenza più approfondita che consente di poter analizzare i loro metodi di lavoro. Cosicché il consumatore diventa parte della produzione stessa e sarà più improbabile che il produttore agisca di nascosto in maniera contraria alla filosofia del gruppo. Sarebbe improduttivo tale comportamento poiché è grazie ai gruppi di acquisto solidali che i piccoli produttori riescono a sopravvivere. Si viene a creare un rapporto di fiducia sia tra i partecipanti del gruppo che fra gruppo e produttore. Si può parlare di una “…cultura della convivialità fatta di condivisione delle risorse naturali tra tutti in un clima di reciproca fiducia.[…] Perché la nostra cultura inizia a manifestarsi da ciò che mangiamo e che vestiamo, e i sapori vanno di pari passo con i saperi”.La socializzazione si manifesta anche tramite la partecipazione attiva dei componenti alla vita del gruppo, come nella scelta dei produttori, o nella raccolta degli ordini da effettuare, o nella distribuzione dei prodotti tra i componenti. E si manifesta, inoltre, organizzando un “…sistema di ‘uso collettivo’ dei prodotti” come ad esempio automobili, elettrodomestici, libri. Acquistare dai piccoli produttori locali permette di pagare anche i cibi biologici, che nella filiera agroalimentare hanno un prezzo maggiore per il consumatore e vengono considerati quindi élitari, ad un prezzo accessibile poiché rifornendosi direttamente dal produttore non vengono ad aggiungersi i margini di guadagno degli intermediari della distribuzione. Quindi acquistare in gruppo consente un risparmio. Se si assicura al produttore una certa quantità di venduto egli sarà disposto a concedere anche degli sconti. Entrambe le parti traggono vantaggi: il consumatore per il taglio di prezzo; il produttore perché se pure potesse vendere agli intermediari della distribuzione, ne trarrebbe un ricavo molto ridotto che difficilmente gli permetterebbe di superare il break even poin. Per i gruppi di acquisto solidali il risparmio non è una questione fondamentale. Per loro è fondamentale riuscire, grazie ai propri acquisti, a far sopravvivere il piccolo produttore. Se il prezzo risultasse superiore a quello del supermercato loro comprerebbero ugualmente il prodotto. Se ad esempio un prodotto biologico costasse il 10% in più di un prodotto tradizionale, il produttore sarebbe disposto a mettere in atto la produzione solamente se i gruppi di acquisto gli assicurassero un quantitativo di merce tale da poter trarre convenienza dalla cosa. Se non avesse i gruppi di acquisto solidali come acquirenti il produttore non guadagnerebbe dalla vendita dei suoi prodotti sul mercato perché di prezzo superiore rispetto a quello di altri concorrenti. Oggigiorno il prezzo viene maggiormente considerato nelle scelte d’acquisto che non la qualità a causa del rincaro diffuso sulla maggior parte dei beni. Per i componenti dei gruppi di acquisto solidali è importante sapere che si acquistano prodotti di qualità, alimenti biologici e sani, prodotti artigianalmente.
Obiettivi
E’ ferma convinzione del soggetto proponente, la Pro-Loco Agerola, il ruolo strategico svolto dalla formazione e dall’Istruzione Scolastica per la realizzazione di una economia più competitiva e dinamica, basata sulla conoscenza per la promozione dell’inclusione, l’occupazione la coesione sociale e la realizzazione personale e professionale. Solo attraverso il coinvolgimento diretto degli studenti dell’Istituto Alberghiero di Agerola, le piccole aziende agricole, i caseifici, l’Associazione Sentiero degli Dei e i Gruppi di Acquisto Solidale di Napoli si può contribuire ad innalzare il livello economico delle aziende agricole del territorio, aumentando la consapevolezza del valore del patrimonio naturale, artistico e culturale locale riscoprendo e valorizzando le tradizioni locali (enogastronomiche-turistiche). Il coinvolgimento dei giovani promuoverà un’educazione multidisciplinare che si estende dalla storia dell’alimentazione, all’economia politica, all’agronomia, alla biologia, all’antropologia, alla tecnologia alimentare, alla ricognizione del territorio e delle tecniche di cucina. Saperi e sapori serviranno mutuamente come base di confronto e collante tra le diverse generazioni, promuovendo la crescita solidale del territorio e la sua apertura all’esterno. Le ricette inventate e quelle della tradizione agerolese diventeranno così dei “testi narranti” densi di significati e di suggestioni. Le Associazioni presenti sul territorio attraverso il connubio passeggiate, enogastronomia e piccoli produttori potranno far scoprire il territorio e conoscere i produttori agricoli al consumatore (filiera corta). Attraverso pratiche di tipo collaborativo il progetto vuole promuovere un’economia solidale attraverso la creazione di circuiti economici (ma anche sociali e culturali), in cui le diverse realtà si sostengono a vicenda creando insieme spazi di mercato (e di socialità e informazione) finalizzato al benessere di tutti e con la scopo principale di salvaguardare il territorio, attraverso lo sviluppo del turismo sostenibile.
Modalità di realizzazione del progetto
La Pro-Loco Agerola vuole promuovere una iniziativa nella quale coinvolgere i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) per far loro conoscere le aziende agricole e promuovere la vendita dei loro prodotti durante tutto l’anno. La Pro-Loco Agerola e l’Associazione Sentiero degli Dei coinvolgeranno le aziende agricole presenti sul territorio, per farle partecipare all’evento e far conoscere i loro prodotti, mentre gli studenti dell’Istituto Alberghiero consiglieranno e prepareranno ricette, informazioni nutrizionali e di corretta conservazione degli alimenti, reduci dall’ultima edizione della manifestazione “Terra Felix” svoltasi a Napoli nel Dicembre del 2009 nella quale hanno presentato un piatto a Km zero.
Il convegno di presentazione dell’iniziativa:
Promozione agro-enogastronomico- turistico- solidale nel Comune di Agerola teso a rafforzare la governance locale e lo sviluppo rurale si terrà il giorno 27 febbraio 2010 presso l’Hotel Le Rocce sito in Agerola alla Via Belvedere 76.
L’incontro vuole essere un momento di partenza, possiamo definirlo di start up, del progetto teso a far conoscere questa idea sia ai produttori che ai gruppi d’acquisto solidali. Il convegno avrà la scopo di mettere in contatto la domanda e l’offerta, conoscersi, instaurare un rapporto teso al proseguo futuro, assaggiare i prodotti stagionali presenti al momento sul territorio attraverso la preparazione da parte dei giovani allievi dell’istituto IPSSAR di Agerola. La seconda fase del progetto si svolgerà subito dopo con la conferma dei contatti e l’individuazione del punto di contatto tra domanda e offerta che sarà affidata alla Pro Loco di Agerola attraverso la realizzazione di un portale internet per mettere in contatto costante produttori e consumatori. Ma siccome parliamo di contatto tra produttore e consumatore vi saranno una serie di iniziative tesi alla scoperta dei luoghi di produzione, al vero è proprio contatto con la terra originaria dei prodotti che poi saranno consumati sulle proprie tavole. Saranno nel corso dell’anno svolte in collaborazione con l’Associazione Sentieri degli Dei una calendario di escursioni a tema sulla scoperta dei luoghi di produzione di lavorazione e di contatto con la natura nella vera è propria passeggiata nella terra degli dei. La valorizzazione dei prodotti tipici delle nostre zone sarà legata alla stagionalità dei prodotti e alla bravura degli alunni dell’IPSSAR R. VIVIANI di Agerola, con una concentrazione maggiore nel periodo primaverile dove prodotti della terra come pomodori, melanzane, patate, insalata, carote, ect di connubio con i prodotti della panificazione come il tarallo agerolese o il pane biscotto di grano duro, la produzione del miele e delle confetture ricordiamo la tanto invidiata confettura di pera pennata, porterà ad una riscoperta dei sapori di una volta. Senza dimenticare eventi legati alla promozione del Provolone del Monaco, e di tutti i prodotti caseari, nel periodo della lavorazione o nei periodi invernali la lavorazioni delle carni sia esse suine che bovine. Altro evento sicuramente legato all’incontro tra agricoltori e consumatori sarà la festa della montagna dove oltre a poter percorrere, accompagnati, un’infinità di sentieri presenti in loco si potrà fare un vero è proprio sentiero dei sapori e dei saperi con manifestazioni tipo Il Borgo del Pane o la valorizzazione dei prodotti caseari. Promozione: pubblicazioni informative e promozionali, convegni a tema e percorsi enogastronomici di contatto tra domanda e offerta e sviluppo del turismo sostenibile. La nascita di iniziative promozionali relative alla riscoperta ed alla valorizzazione dei pregi enogastronomici dell’area dei Monti Lattari, potrebbe idealmente richiamarsi all’ispirazione di famosi personaggi che si rifugiavano ad Agerola per ritrovare la loro ispirazione e passare dei momenti di pace e tranquillità, lontani dal trambusto della città. A distanza di oltre due secoli è più che mai valida questa teoria, che ha visto trascorrere periodi di soggiorno, a studiosi, scrittori e poeti si siano cimentati per descrivere la bellezza di Agerola in tutte le sue connotazioni e decantarne gli aspetti più interessanti, la conoscenza di questo territorio e delle sue ricchezze sovente finisce dove si arrestano le ruote dei nostri attuali mezzi di trasporto. Per conoscere meglio questo ambiente di montagna e le sue ricchezze occorre proseguire …a piedi ! Già da alcuni decenni, mentre continua l’espansione dei mezzi di trasporto sempre più comodi e veloci, si riscontra un interesse sempre maggiore per la cultura del “camminar pensando” e per la voglia di conoscere meglio quello che si mangia attraverso la filiera corta “… ciò che utilmente saper si dovrebbe in ordine ai paesi ne’ quali andiamo le loro tradizioni i loro prodotti e la loro cultura”. Questa filosofia ha spinto privati, Associazioni ed Enti locali di vario genere ad organizzare ed intraprendere con sempre maggior frequenza iniziative legate alla riscoperta della promozione del territorio ma soprattutto di chi lo abita. La Pro Loco di Agerola e l’Associazione Sentiero degli Dei, considerando lo stato attuale della promozione del territorio matura per aprire alla cultura della filiera corta sull’onta della crisi economica ma soprattutto del voler vivere sani e mangiare cose genuine. Quindi si ritiene che sia giunto il momento per dare una forte spinta alla riqualificazione del territorio e al lavoro svolto finora viatico importante per una maggiore conoscenza e pubblicizzazione, sia mediante apposite iniziative di promozione, che con il contatto con la terra con l’agricoltore che semina per conto suo è che produce in eccedenza per soddisfare i gruppi di acquisto solidale. Le forme di promozione proponibili sono limitate solo dalla fantasia, mentre la sua realizzazione sotto forma di informazioni cartacee od informatiche è limitata dalle risorse economiche a disposizione: spetta agli enti pubblici, Comuni, Provincia, Regione ed agli enti collegati ad essi, sfruttare quanto fatto sinora dai volontari e dalle associazioni per valorizzare il territorio agerolese sotto l’aspetto turistico ed enogastronomico, investendo quanto è necessario per una promozione più efficace. Il nostro punto di arrivo futuro vuole rivolgersi verso il turismo sostenibile visto sotto questa ottica:
Cosa intendiamo per turismo sostenibile?
Detto in breve il turismo sostenibile è la presenza di strutture e servizi turistici realizzati in modo tale da non distruggere o penalizzare il panorama e l’ambiente. Il turismo sostenibile è caratterizzato da una duplice preoccupazione per l’ambiente dei luoghi visitati dal turista e per il benessere delle popolazioni che vi abitano. Il turismo sostenibile fa risparmiare sulla spesa per le vacanze. Facciamo qualche esempio. Piuttosto che ricercare costosi alloggi a pochi metri dal mare si possono cercare case in affitto nell’entroterra a 4-5 km dal mare. Costano decisamente meno, in genere sono appartamenti altrimenti chiusi posti al secondo piano delle case di proprietà dei cittadini residenti. Alloggiare in una località dell’entroterra offre ai villeggianti quei servizi urbani a cui siamo stati abituati in città (uffici postali, alimentari a basso costo, telefono, negozi ecc.) senza necessità di duplicare queste attività nelle località di mare. Recarsi al mare in auto o in bicicletta immersi nella natura di una strada provinciale, senza traffico e per pochi chilometri, è sicuramente piacevole se la meta di destinazione è una spiaggia libera, poco affollata e con macchia mediterranea alle spalle. Affittare una casa per l’estate nell’entroterra delle località di mare rappresenta una forma reddito per cittadini del luogo favorendo lo sviluppo sostenibile della zona. Un’alternativa all’affitto arriva dall’accoglienza in agriturismo o in campeggi privi di pesanti strutture in cemento, localizzati a distanza sostenibile dalle spiagge. Volendo fare uno slogan potremmo dire: “scappa al mare, non farti inseguire dalla città”. Che senso ha scappare dallo stress urbano poi per ritrovarlo nella zona delle tue vacanze? Il turismo sostenibile è un’opportunità di reddito per i cittadini del luogo. Con il turismo sostenibile e la crescita della ricchezza distribuita tra le popolazioni residenti aumenterebbe anche il connubio tra visitatore e residente verso gli acquisti in loro alla riscoperta dei sapori di una volta, su cui fondare lo sviluppo di un settore quale quello agricolo armai abbandonato.
Marketing territoriale e iniziative in programma
Partendo dalla definizione di marketing territoriale visto nella sua doppia funzione di attrarre investimenti e/o turisti dall’esterno e di promuovere il territorio nei confronti delle imprese e dei cittadini che vi risiedono in modo da aumentare la coesione interna. Esso può essere anche definito come quel processo finalizzato alla creazione di valore per una collettività composta dall’insieme di individui che fruiscono di un territorio predeterminato. A tale proposito il rapporto tra fornitore del territorio e il visitatore o acquirente dell’offerta deve essere impostato su un periodo medio lungo, avendo nel piano comunicativo l’anello di congiunzione tra domanda e offerta. L’approccio al marketing territoriale deve avere alla base la qualità e la valorizzazione dell’offerta esistente sul territorio interessato, la soddisfazione deve essere intesa nella qualità della vita nei benefici di tipo socio-culturale rivolto ad un impegno sociale. Il marketing territoriale esterno deve essere rivolto ai clienti esterni di un territorio, che ha l’obiettivo di attrarre e generare la fiducia esterna, tale da generare una pubblicità indotta dal passaparola dei visitatori e dalla realizzazione di una campagna propagandistica che sia d’impatto e resti nella mente del potenziale ospite. Il “Prodotto territorio” inteso a 360 gradi deve essere in grado di saper gestire il complesso delle relazioni di scambio, deve saper offrire beni e servizi attraenti, deve sapersi dare un posizionamento competitivo e costruire, difendere e accrescere i propri vantaggi competitivi territoriali. Il connubio tra Soddisfazione-Attrattiva-Valore fa sì che quanto più il territorio riesce ad essere attrattivo nei confronti delle differenti categorie di pubblici di riferimento, tanto più si accresce il valore del territorio che si sviluppa attraverso l’esportazione di un’immagine sempre più compenetrante in tutti i mercati di riferimento. Questa unione di fattori permette di consolidare lo sviluppo e acquisire posizioni di vantaggio competitivo e essere in continuo sviluppo del know-how tale da rendere il territorio sempre più valido e attrattivo sulla base delle conoscenze degli attori interni. La fase operativa del marketing territoriale, riguarda l’individuazione e il perseguimento di specifici obiettivi di sviluppo, con un mix di fattori che riportiamo di seguito:
Lo sviluppo inteso come azioni volte al rafforzamento e all’innovazione delle dell’offerta territoriale;
La comunicazione, informare i diversi soggetti che costituiscono la domanda ipotetici investitori o clienti circa la potenzialità e i vantaggi competitivi derivanti da un agricoltura sostenibile;
Queste azioni operative di strategia di marketing mix territoriale hanno come ruolo centrale la comunicazione, intesa come un processo continuo di scambio di informazioni e di influenze reciproche tra più individui, nel far conoscere le opportunità offerte dal territorio a trecentosessanta gradi.
Risultati attesi
Risultati attesi, con particolare attenzione a:
che questo progetto “Promozione agro-enogastronomico- turistico- solidale nel Comune di Agerola teso a rafforzare la governance locale e lo sviluppo rurale” sia da viatico verso politiche di sviluppo del territorio, del settore agricolo e della promozione verso un turismo sostenibile. Il tutto catturando l’attenzione degli studiosi e dei responsabili degli enti locali. L’obiettivo del presente lavoro è, quindi, quello di inquadrare il ruolo del progetto verso un piano di marketing territoriale teso al contatto tra la domanda sempre crescente di organizzazioni come i gruppi di acquisto solidale e la domanda imprese agricole o semplice coltivatori che producono eccedenze di raccolto di offrirle sul mercato. Innanzitutto, si cercherà di delineare il percorso di sviluppo del marketing territoriale dalla fase di start up con il convegno di presentazione dell’idea e la stabilizzazione dei contatti che saranno tenuti dall’anello di congiunzione nella figura della Pro Loco di Agerola, che oltre a svolgere questo ruolo di collante vuole nel medio-lungo termine puntare sul turismo sostenibile vista la posizione strategica in cui la città di Agerola si trova, il tutto dietro valorizzazioni enogastronomiche, culturali e ambientali. Ma non da ultimo un risultato che la Pro Loco si aspetta è sicuramente l’abbattimento delle barriere culturali e generazionali interne, per dare a tutti un’immagine positiva del nostro territorio.
Impatti socio-economici attesi
Valutare gli impatti socio-economici, non è compito facile, soprattutto se si deve individuarlo in termini quantitativi., il progetto “Promozione agro-enogastronomico- turistico- solidale nel Comune di Agerola teso a rafforzare la governance locale e lo sviluppo rurale” vuole sollecitare prima di tutto il luogo e la popolazione locale e poi tutti coloro che sceglieranno Agerola come area per gli acquisti, per villeggiare o semplicemente per trascorrere una giornata sui sentieri. Il progetto dovrà attrarre un panorama diversificato di persone, che attraverso gli operatori di settore dovranno offrire un prodotto di qualità finalizzato alla fidelizzazione del cliente, in abbinato ad una vasta serie di servizi e di disponibilità che non deve essere lasciata al caso. Maggiore impiego in questo settore porterebbe ad una maggiore richiesta di lavoro ad una sistemazione dei terreni ormai all’abbandono, con una riduzione dell’emigrazione verso il nord e la possibilità di vivere il paese in cui si è nati. Altro risultato atteso, visto che in loco abbiamo una scuola superiore professione quale L’IPSSAR R. Viviani, si potrebbe puntare sull’alta formazione di chef per la valorizzazione del “Made in Italy”, attraverso la fornitura sia di attrezzature da cucina sia con materiale didattico volto alla formazione degli studenti.










