Cento passi per non dimenticare, Peppino Impastato
Cento passi per non dimenticare, Peppino Impastato
Aveva attaccato Cosa Nostra: per il suo omicidio, nel 2002, fu condannato all’ergastolo Tano Badalamenti
Peppino ImpastatoPALERMO – Trentaquattro anni fa a Cinisi la mafia uccideva Peppino Impastato. Il giovane attivista che attraverso le frequenze della sua “Radio Aut”, aveva osato attaccare i poteri forti e gli interessi di Cosa nostra. Per il suo omicidio, nel 2002, fu condannato all’ergastolo lo storico capomafia Tano Badalamenti, morto poi nel 2004. Anche quest’anno il fratello di Peppino, Giovanni Impastato, ha dato vita ad una settimana di eventi, tra dibattiti, convegni e incontri pubblici, culminati in una grande manifestazione con un corteo che ha sfilato per le strade della cittadina palermitana.
I CENTO PASSI – Al corteo hanno preso parte sindaci provenienti da diversi comuni italiani, che hanno percorso quei cento passi, resi famosi dal film diretto da Marco Tullio Giordana dedicato alla vita e all’omicidio dell’attivista, che separano la casa di Peppino Impastato, oggi museo della memoria, e quella di Tano Badalamenti, confiscata alla mafia, e oggi luogo di ritrovo per i giovani del paese.
MUSEO DELLA MEMORIA – Proprio stamattina, inoltre, la Regione ha annunciato di aver avviato le procedure per l’espropriazione “per pubblica utilità” del casolare dove Impastato fu ucciso 34 anni fa. “Contiamo in tal modo – ha detto l’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao – di poter celermente avviare i lavori per trasformare questo luogo simbolo dell’efferata violenza mafiosa in un museo della memoria e della testimonianza della resistenza che ad essa ha condotto Impastato, intendendone così ricordare e commemorare l’impegno civile e giornalistico”.












