Volevamo essere Maradona – Rosario Cuomo
ROSARIO CUOMO – VOLEVAMO ESSERE MARADONA – EDIZIONI CENTO AUTORI – COLLANA “LEGGERE VELOCE”
45 Pagine – ISBN 978-88-95241-85-2 – € 3,00
Il volume è in uscita nei prossimi giorni nelle migliori librerie. Sarà presentato durante la rassegna “Agerola World Music Festival” dal 23 al 25 luglio 2010
Volevamo essere Maradona. E volevamo esserlo davvero. Per la generazione dei trentenni di oggi, l’epopea del “pibe de oro”, col suo carico di leggende e racconti, ha sostituito le classiche favole della buonanotte. Il nostro “vissero felici e contenti” aveva la consistenza di una finta di corpo, di un dribbling, di uno di quei calci di punizione la cui traiettoria finiva la sua corsa all’incrocio dei pali. Siamo cresciuti barattando Cenerentola e Biancaneve con due punti fuori casa, sui campi provinciali di Ascoli e Verona. Il principe azzurro portava i pantaloncini marca NR, aveva il baricentro basso, due cosce grandi e veloci e un piede sinistro capace di qualsiasi magia. Il cattivo che a furia di perdere diventava quasi simpatico, portava Tacconi per cognome. Una vittoria a San Siro, contro il Milan di Sacchi era il miglior lieto fine possibile.
In una sua intervista, Massimo Troisi all’apice del successo, diceva di avere un solo desiderio: essere un calciatore del Napoli. Era un desiderio comune. Da bambini, per natura, sognavamo di essere attori, cantanti, astronauti, ginecologi di successo, piloti di Formula 1 ma nessuno di noi avrebbe avuto dubbi su quale sogno fosse il più importante; avremmo dato ogni cosa per giocare un solo minuto accanto a Maradona.
“Volevamo essere Maradona” di Rosario Cuomo è un libro che parla di un’epoca in cui era naturale sognare, a tutte le fasce d’età. E parla della distanza che avevano quei sogni, dalla realtà. Il protagonista è un ragazzino che, come tanti, passava i pomeriggi a giocare interminabili partite a pallone, nel piazzale antistante la chiesa del Paese. I suoi piedi tiravano calci a un Super Santos quasi sempre sgonfio e le ginocchia si scorticavano sopra l’asfalto duro, mentre i sogni volavano all’erba soffice dello Stadio San Paolo e a quel pallone di cuoio calciato da Maradona.
Quando il “pibe de oro” arriva in Paese per farsi curare la caviglia in gran segreto, il ragazzino, come tutti gli altri abitanti, vive un momento che rimarrà per sempre impresso nella sua mente. Il giorno dopo, la piazza è piena di gente che racconta. Tutti sono vittime di un’allucinazione collettiva e c’è chi è riuscito a toccarlo, chi l’ha visto palleggiare con un’arancia e c’è l’eroe più grande di tutti che ha avuto il privilegio di portarlo sul sedile posteriore della sua 127, nascosto da una coperta.
In definitiva, il racconto di Rosario Cuomo parla di come un sogno impossibile può influire su una realtà “normale” e sconvolgerla, regalando un momento di ebbrezza a tutti coloro che la vivono. Restano poi le differenze di classe, fra i bambini della scuola calcio Napoli e quelli che giocano davanti alla chiesa. Restano le difficoltà, i soldi da grattare dai muri. Restano le preghiere, la fatica dei genitori e i silenzi in casa che ne derivano. Restano le maglie da sudare e l’impressione di dover sempre lavorare più degli altri per arrivare a un traguardo. Però una finta di Maradona, per un attimo, lenisce tutto questo. Lo rende meno pesante e non ci sono altri termini per definire il fenomeno, se non chiamarlo “sogno”. “Na’ fint’ e Maradon’ scioglie o’ sangue rint’ e vene”, dicono gli anziani del Paese. E lo fanno col sorriso sulle labbra.
Da leggere. Da leggere tutto d’un fiato il racconto di Rosario Cuomo, senza filtro (come direbbe l’autore), per poter sentire il sapore dell’ironia e del velo di malinconia, proprie di chi ha vissuto “d’anima e pelle” certi momenti.
Da leggere, per scoprire che contava davvero poco la distanza che avevano i sogni di allora, dalla realtà.
Vincenzo Acampora (con immenso piacere)













