Anche un errore a volte può tornare utile. Su Touring di gennaio 2015 avevamo ribattezzato Sentiero degli dei quella che è invece la Via degli dei, una storica strada che collegava dai tempi di Dante la Toscana all’Emilia-Romagna. Errore che ci è costato gli ironici rimproveri di Luca Mascolo, agguerrito sindaco di Agerola (Na), località nella Costiera amalfitana sopra Praiano e Positano, a 700 metri di altitudine. Deciso a difendere il vero Sentiero degli dei che attraversa i monti Lattari e da Agerola arriva fino al mare, ci ha invitato a renderci conto con i nostri occhi e con i nostri piedi. Mai invito fu accettato prima con curiosità e poi con piacere. Scarponi da trekking e zainetto ci siamo ritrovati così nella piazza Paolo Capasso (un ufficiale italiano morto sul monte S. Michele durante la prima guerra mondiale), il salotto buono della frazione di Bomerano. Aspettando il sindaco, Francesco “Frank” Cuomo, direttore di tre alberghi nella vicina Ravello, superlaureato alla Columbia University di New York e storico agerolese ci ha introdotto nelle leggende di questa località che dopo aver fornito uomini e derrate alimentari alla Repubblica marinara di Amalfi diede i natali a illustri personaggi e ospitò, per il clima, la tranquillità, il panorama, generazioni di artisti, musicisti (come Salvatore Di Giacomo, autore della canzone Luna d’Agerola), pittori, scrittori e commediografi come Roberto Bracco, in odore di Nobel ma escluso per antifascismo, che ispirato da Agerola scrisse Il piccolo Santo, una «esemplare tragedia del silenzio degli uomini quando parla il mistero», come recita la lapide sulla facciata del Comune. E poi il compositore Francesco Cilea che scrisse l’Arlesiana e fu diretto alla Scala di Milano da Arturo Toscanini nel 1907. Persino Boccaccio fu ispirato da Agerola: nel suo Decamerone, la novella Ruggero da Agerola è una “boccaccesca” storia a base di farmacisti, pozioni e tradimenti.

Frank è un fiume in piena e racconta la storia affascinante e romanzesca del personaggio più noto di Agerola, quel Paolo Avitabile che dopo una carriera di ufficiale dell’esercito borbonico finì come capitano di ventura a combattere per lo scià di Persia e tra le montagne afghane. Nominato governatore, l’impalatore Abu Tabela  – questo il suo nome deformato in Oriente –, fu ferocissimo e implacabile contro ladri, assassini e ribelli. Coperto di fama, onori, gloria e ricchezze si ritirò a 50 anni nella sua Agerola dove si costruì un castello (poi abbattuto, ora in restauro) e dove sposò Maria Michela, una nipote di 19 anni che, pare, trovò il modo di avvelenarlo nel 1850, e di rifarsi una ricca vita con un coetaneo notaio.
Arriva il sindaco: robusto, aitante, più guida alpina che uomo da scrivania, Mascolo è già vestito da trekking. «Avitabile non fu solo un grande e feroce condottiero. Grazie ai favori fatti all’impero britannico ebbe in regalo alcune vacche inglesi di razza Jersey con cui creò l’allevamento di razza agerolese che ancora oggi è alla base di uno dei nostri vanti, la produzione di formaggi: provolone del monaco dop, ricotta, provola affumicata. Ricordiamoci che i monti Lattari richiamano fin dal nome l’antica consuetudine della produzione di latte».
Si parte, in fila indiana, preceduti e seguiti da gruppi di camminatori. Soprattutto stranieri (negli ultimi anni i visitatori sono triplicati e ora ne arrivano 60mila l’anno mentre la ricettività sfiora i mille posti letto) attrezzati di bastoni, zainetti e creme solari. La giornata è secca ma calda, il viottolo, attrezzato da segnali e cartelli (e c’è anche una app per non perdersi che funziona anche quando non c’è campo) sale verso i costoni di roccia e si insinua nei valloni delimitato da un mare colorato di ginestre, gaggia, ciclamini e capelvenere. Ogni tanto una radura con tavoli di legno e panche per una sosta o un pic nic e fontanelle di acqua gelata che scende dalle sorgenti a monte.

A ogni curva, tra boschi di castagni, radure, piccole chiese rupestri appare il panorama del mare e si vede tutto il golfo, da punta Campanella e i faraglioni di Capri a nord, fino a punta Licosa e la piana di Paestum verso sud. Uno spettacolo davvero mezzafiato. Ora capisco perché il New York Times lo ha definito uno dei dieci sentieri più spettacolari al mondo.
Il Sentiero degli dei è in quota e scende dolcemente verso il mare di Positano, dopo 9 km e circa quattro ore e mezzo di cammino. «L’errore che fanno molti è affrontare il sentiero dall’altra parte, in salita», ricorda il sindaco, per niente affaticato. «Come accadde all’attrice americana Sharon Stone che partendo dall’hotel San Pietro di Positano arrivò ad Agerola stanca e sudata, con il vestitino bianco appiccicato alla pelle. Uno spettacolo». Ci fermiamo per un momento su un balcone panoramico. Alle nostre spalle una delle 40 pareti di roccia attrezzate che gli appassionati di climbing usano per le loro arrampicate. Siamo circondati da terrazzamenti coltivati a vite che dal mare salgono fino a 700 metri, riparati dal vento e dalla salsedine, segno di un duro, secolare lavoro agricolo. «Oggi si producono due ottimi vini, il Fior d’uva e il Fiordo di Furore, ma per secoli queste strisce di terra strappate alla roccia hanno sfamato le popolazioni e la Repubblica di Amalfi con il pane biscottato, adatto a durare mesi, inzuppato nell’acqua di mare, i taralli, così leggeri da essere adatti agli ammalati, le castagne, le noci, le pere “pennate”, le mele limoncelle».

Riprendiamo il cammino verso Positano. A volte le radici dei castagni e delle querce fanno da gradini naturali lungo il sentiero. «Fu qui che cercò rifugio un altro personaggio storico del primo Ottocento: Fra Diavolo», riprende Mascolo. «Al secolo Michele Pezza era filoborbonico, ufficiale e brigante, tagliagole e sanfedista, e persino spericolato e coraggioso generale di re Ferdinando, ma i francesi occupanti gli diedero la caccia e alla fine lo impiccarono a Napoli». In effetti la natura qui è ancora aspra e selvaggia, anche se ci sono progetti di mobilità alternativa alle auto (funivie e scale mobili). Ma quassù ci si muove solo a piedi o con i muli. E non c’è solo il Sentiero degli dei. Negli ultimi tempi, infatti, visto il successo del turismo escursionistico, si sono restaurati e attrezzati tutti gli antichi sentieri dei pastori che attraversano i Lattari, dalla valle delle Ferriere al Fiordo di Furore, per un totale di 70 km. La notte del 14 agosto, da cinque anni agerolesi e turisti partono dalla località Crocefisso e si inerpicano, banda di paese in testa, lungo una mulattiera che sale fino al monte Tre Calli a 1145 metri. Davanti a un panorama strepitoso, si aspetta la “magica alba di Ferragosto” tra “riti dionisiaci e danze delle baccanti”. Lungo questi tracciati, per tutto il mese di agosto, si celebra poi il Festival dell’alta Costiera amalfitana al quale partecipano grandi artisti, da Renzo Arbore a Toni Servillo, da Nicola Piovani a Roberto Vecchioni.
Luca Mascolo è talmente convinto della vocazione turistica di Agerola che l’ha persino messa in versi «...il Sentiero degli dei ti porterà a trovare la tua Itaca, forse per una sera, forse per una vita... qui il gusto del palato diventa quello della mente...» Davanti a una gustoso fiordilatte, una volta tornati in paese, ci appare chiaro che la qualità della vita del turista dipende dalla qualità della vita del locale e che il turismo escursionistico fa e farà da traino a un turismo di esperienza che riguarda tutti i sensi a cominciare da quello del gusto. Perchè anche fuori dal loro Sentiero, gli dei si trattano bene.